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Tendine d'Achille: runner a forte rischio


Gli amanti della corsa i più sottoposti a infiammazione e lesioni. Attenzione a scarpe, carichi di lavoro e stretching

Se la pubalgia è la patologia più frequente nei calciatori, l'epicondilite quella più comune nei tennisti, l'infiammazione del tendine d'Achille è tipica di chi corre. Pur trattandosi di una struttura particolarmente forte e in grado di sopportare carichi elevatissimi fino ad arrivare a 300 chili, nella sua parte mediale non è ben vascolarizzata e ciò la rende per certi versi più fragile. Tant'è che tra tutti i tendini del nostro corpo è quello maggiormente interessato da patologie infiammatorie e degenerative, dovute soprattutto ad overuse. L'incidenza delle lesioni nei runners è compresa tra il 6,5 e l'11 %, rappresentando fino al 18% dei disturbi totali legati alla corsa.

CAUSE E SINTOMI - Sono molti e differenti i fattori che possono predisporre alla tendinopatia achillea. I principali per chi pratica sport: gli eccessivi e ripetuti carichi di lavoro, scarpe che non stabilizzano abbastanza il retropiede, ripetuti microtraumi dovuti ad uno scarso livello d'allenamento, stretching e/o riscaldamento inadeguati. Questo tipo di lesione può riguardare il paratenone (peritendinite), ovvero la sottile membrana che avvolge il tendine che, a causa degli eccessivi carichi funzionali, può infiammarsi; può coinvolgere direttamente il tendine (tendinosi) che in un'ecografia mostrerà delle aree necrotizzate; può manifestarsi con la rottura parziale o completa del tendine, un evento che solitamente si presenta all'improvviso, ma che nel 90% dei casi è conseguente ad una brusca contrazione del muscolo, associata ad un suo allungamento repentino. Il dolore lungo il tendine e, alcune volte, il gonfiore o la presenza di noduli formati da tessuto cicatriziale sono i principali sintomi della peritendinite e della tendinosi. In caso di rottura, invece, si sente una specie di schiocco e se la lacerazione è totale diventa impossibile sollevare il tallone.


IL TRATTAMENTO
- Dipende dallo stadio evolutivo in cui si presenta la lesione. Se si è nella fase iniziale dell'infiammazione, per intenderci nei primi sei giorni dal momento in cui si sono avvertiti i primi sintomi, è necessario prevedere continue applicazioni di ghiaccio di 15 - 20 minuti per tutta la giornata, riposo funzionale, antinfiammatori, talloniere o plantari che mirino a scaricare il tendine, fisiokinesiterapia. Nelle successive due settimane, sino al 21esimo giorno, presumendo che la fase acuta infiammatoria sia regredita, per evitare la formazione di aderenze con i tessuti circostanti e l'atrofia muscolare dovuto all'immobilità, occorre iniziare ad introdurre gradualmente degli esercizi di stretching e di mobilizzazione articolare del piede. In seguito, a partire dalla terza settimana, si deve iniziare a recuperare la funzionalità completa della gamba e la sua tonicità, lavorando specificatamente sul tendine e aumentando gradualmente i carichi. Naturalmente si potrà passare a questa terza fase solo una volta che il dolore è totalmente scomparso. Diversamente sarà necessario tornare dal medico per effettuare ulteriori accertamenti.

GLI ESERCIZI - Quelli oggi maggiormente utilizzati nella cosiddetta fase di rimodellamento sono gli eccentrici, preferiti agli isometrici e concentrici, poiché in grado di incrementare contemporaneamente sia la lunghezza del tendine, sia la capacità di carico e velocità di contrazione del muscolo del polpaccio. Si parla di lavoro eccentrico quando un muscolo, pur essendo in contrazione, si allunga, come avviene abitualmente quando si appoggia il piede al suolo. Ciò che avviene nei due esercizi che di seguito vi proponiamo. Dovrete eseguire per ogni esercizio minimo 15 ripetizioni e 3 serie diluite nell'arco della giornata. Se sentite dolore o fastidio, non forzate e diminuite l'escursione del movimento. Prima di iniziare è fondamentale riscaldarsi bene ed effettuare alcuni esercizi di allungamento muscolare.

Esercizio 1: in piedi, ginocchio esteso, in appoggio su un avampiede su un piccolo rialzo; scendete con il tallone, mantenendo il ginocchio esteso. La risalita può essere eseguita aiutandosi con l'altra gamba. Eseguire l'esercizio prima con l'arto leso e poi con quello sano.

Esercizio 2 : in piedi, ginocchio leggermente piegato e in appoggio sull'avampiede come nell'esercizio precedente.

Mabel Bocchi
Gazzetta.it
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