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Juukla
Inviato il 26/01/2014 21.14.25
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Ever Roque Ceres
Inviato il 13/06/2013 22.18.50
   
Ricevo questo invito da un nostro amico di origini caposelesi, Ever Ceres, e lo pubblico volentieri:
 
 
Hola Pascuale , queria informerte e invitarte a una reunion-cena que haremos toda la Familia Ceres , descendientes de Generoso Ceres , que viniera a la Argentina el siglo pasado...
Nos reuniremos un un salon de fiestas en Chacabuco Provincia de Buenos Aires , el 21 de junio , y quisieramos que lo supieran nuestros parientes italianos , por si da la ocasion de alguno que este de paseo por estas tierras , con gusto sera bienvenido.
Bueno , ya pasaremos fotos despues de la reunion , para poner en el sitio Web .
Saludos y espero tu respuesta y comentarios.
Ever Roque Ceres
 
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Ciao Pasquale, ho voluto informarti ed invitarti ad un incontro-cena di tutta la famiglia Ceres, discendenti di Generoso Ceres, venuti in Argentina nel secolo scorso ...
Ci incontreremo a Chacabuco, nella provincia di Buenos Aires, presso il salone delle feste, il 21 giugno, e vorrei far sapere ai nostri parenti italiani, se ci sarà l'opportunità che alcuni si trovino da queste parti, che saranno calorosamente benvenuti.
Beh, faremo delle foto della riunione, per poterle mettere sul sito.
Saluti e spero in una tua risposta e commenti.
Ever Roque Ceres

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salvatore
Inviato il 21/05/2012 16.39.03
  >Sul sito genealogico ci ha scritto Eduardo Carey Russomanno, dall'Argentina ma di origini caposelesi:

>"Mio nonno era Vincenzo Russomanno (nato a Caposele nel 1867); mia madre, figlia di Vincenzo, ha 98 anni. Vincenzo Russomanno si sposo' in Argentina con Madalena Failace, nata a Morano Calabro.
>Vorrei sapere se a Caposele vive (ed eventualmente contattarla) qualche cugina di mia madre. So che avevano cognome Soriano, Freda, Nisivoccia, Peccatiello.
>Grazie.
>Eduardo"

>--------------------------------------------------------

>Mi abuelo era Vincenzo Russomanno ‎(I1946 o I1947)‎,sus padres y hermano ‎(f676)‎, mi madre hija de Vincenzo aun vive y tiene 98 años. Vincenzo Russomanno se caso en Argentina con Madalena Failace, que nacio en Morano Calabro.
>Quisie saber si en Caposele vive alguna prime de mi madre o sobrina para contactarme.
>Los ultimos que vi son Soriano,Freda,Nisivoccia,Peccatiello.
>Gracias.
>Eduardo
>

ciao io mi chiamo salvatore russomanno e sono figlio a vincenzo russomanno e suo nonno si chiamava vincenzo e siamo di caposele

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Eduardo Carey Russomanno
Inviato il 12/12/2011 21.57.14
  Sul sito genealogico ci ha scritto Eduardo Carey Russomanno, dall'Argentina ma di origini caposelesi:
 
"Mio nonno era Vincenzo Russomanno (nato a Caposele nel 1867); mia madre, figlia di Vincenzo, ha 98 anni. Vincenzo Russomanno si sposo' in Argentina con Madalena Failace, nata a Morano Calabro.
Vorrei sapere se a Caposele vive (ed eventualmente contattarla) qualche cugina di mia madre. So che avevano cognome Soriano, Freda, Nisivoccia, Peccatiello.
Grazie.
Eduardo"
 
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Mi abuelo era Vincenzo Russomanno ‎(I1946 o I1947)‎,sus padres y hermano ‎(f676)‎, mi madre hija de Vincenzo aun vive y tiene 98 años. Vincenzo Russomanno se caso en Argentina con Madalena Failace, que nacio en Morano Calabro.
Quisie saber si en Caposele vive alguna prime de mi madre o sobrina para contactarme.
Los ultimos que vi son Soriano,Freda,Nisivoccia,Peccatiello.
Gracias.
Eduardo

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paco
Inviato il 30/05/2011 22.14.33
   
Il 9 aprile 1853 un devastante terremoto del IX grado della scala Mercalli, con epicentro Caposele, colpì l’Irpinia. Non era la prima volta e purtroppo altri terremoti si sarebbero nel tempo susseguiti. Leggendo le pagine del Santorelli, che sono una cronaca dettagliata di quell’evento, del dramma e dei disagi vissuti dalla popolazione, ci assale il ricordo di situazioni già tristemente vissute che, di nuovo, ci fa percepire la fragilità, i limiti, la precarietà della nostra esistenza in balia delle forze della natura sulla quale non abbiamo alcun controllo. Un déjà vu che ci induce a non dimenticare.
 
Il Sele e i Suoi dintorni, IL TREMUOTO DI CAPOSELE, di Nicola Santorelli
 
“9 Aprile 1853.
I monti che coronano il paese sono oscurati da folta nebbia sino alle ore 10 del mattino e corre per l'aria un fremito di vento, come per imminente tempesta! Più tardi le nebbie s'addensano a foggia di colonne. Poco stante tace il vento, splende il sole, l’aria di tratto diviene assai calda. Verso il meriggio la temperatura s'abbassa e sfuria terribile vento. Comincia una pioggia, ma immantinente si converte in orrida bufèra! Il letto delle acque delle sorgenti del Sele s'abbassò circa un palmo pria del tremuoto e le acque si resero calde. La quale caldezza fu tanto più notabile in quanto che queste acque sono sempre freddissime. E se è vero quel che molti accertarono, che innanzi al tremuoto alcuni vampi momentanei apparirono sul monte di Oppido, sì vicino al Sele, si dovrebbe inferirne, che il tremuoto che seguì dovea stare in alcun rapporto con quei fenomeni.
L’orologio batte le due pomeridiane, e, previo un sotterraneo muggito che pareggiò lo scoppio simultaneo di più cannoni, il suolo trema con moto vario e contino per circa 15 secondi! Le scosse verticali e orizzontali nei primi istanti, si mutarono negli ultimi in circolari e giranti, e furono di maggior rovina al paese che fu centro della scossa; onde il tremuoto fu detto di Caposele. Sconvolti gli embrici dei tetti e smossi i tavolati e i soffitti, un orrendo scroscio precede l’eccidio!
Il suolo or s’alza or cala, or va qua e là, e quel che è peggio, negli ultimi momenti fa vortice! Le mura spaccate e divise dagli angoli si dimenan per l’aria, e, in men che accenna il dito, le arcate si spezzano, le travi e i tetti cadono o restano spenzolati sopra smossi pilastri! Non si vede dapprima che polverulenta nube, la quale si leva da pietre, tegole, brani di mura e pavimenti che crollan sul capo degli abitatori! Ad un tempo s’udivan strida e alti lamenti, chi chiama a nome i figliuoli, chi la sposa e chi invoca aiuto da Dio! Alcuni tentano fuggir dalla porta, altri slanciarsi dalla finestra, altri raggiunger le scale; ma lo spavento stringe il cuore, impaccia il piede e rende ansante e difficile il respiro! In questo udivansi grida di femmine, pianti di fanciulli, clamori da per tutto. Con querula voce chi cerca i genitori, chi i figli, chi la consorte! Molti sollevan le mani al cielo, ché credono imminente la morte. Al posar della terra, essendo incerto il posar delle mura, molti si diedero gran fretta per giungere alle strade più aperte e mettersi in salvo. Ed oh qual triste veduta nel volgersi indietro! In mezzo a gran polverio qua pie?tre e travi usciti fuor di spezzate finestre, là muri caduti o penzoloni con tetti collabenti.
Era un orrore il vederli!, ma spettacolo più crudo e miserando vien poi dinnanzi! Un Sacerdote che discorrea dal balcone con fido amico che si trattenea di sotto, al crescer le scosse, tentò per salvarsi il disperato salto. Entrambi furon ricoperti da pietre, travi e calcinacci; ma il prete mostrava scoverto del capo il solo cucuzzolo in chierica. Due padri di famiglia, al cominciar del tremuoto, s'affrettano di scappar via dalla bottega di un barbiere, ove trattenevansi come a diporto; ma in questo, caduto il soffitto della casa e sprofondatone il pavimento, precipitarono in un forno che vi ardea di sotto! Ai figli che, non curando abbruciarsi, corsero a sterrarli, il fumo adiposo diè segno che i genitori eran schiacciati ed arsi! Onde quel luogo fu detto il forno dei morti ! Né qui finiva la ferale rovina.
Una giovane madre, corre a far schermo ad una sua figliuolina che era in culla, e rimane pestata (oh quali affetti non le corsero al cuore!) su la sua bambina che non so come le sopravvisse! Due donne usciron di casa, e credendosi in salvo, tra gli abbracci di consolazione furono colte dalle mura delle case che in quel momento, sebbene cessato il tremuoto, pur rovinarono. Non reggo a tai racconti, di che feci a' miei versi ed a que' del Germano, sì triste preludio! [versi]. Scosso il seno della terra, ancora il suolo ondulava, quando parve i semivivi susurrasser parole sotto le orrende macerie! Nell'orribile dubbio, i cittadini corsero in ansia a trarre quei che mancavano di sotto le mura e i tetti caduti. Ma invano condussero l'orecchio al suolo per udir alcun lamento! Quando li scavarono erano ancor caldi, e chi lor sfibbia le giubbe, chi ad alta voce li chiama, alcuni li stropiccian con calde lane, altri se li addossan su gli omeri per trasportarli in casa; ma per quante arti scegliesse l'ingegno onde rivocarli in vita, tutte furon vane!
In mezzo di tali angosce venne la notte che più spaventosa resero altre scosse; ma all'alba del giorno appresso, poiché le mura eran quasi tutte fendute e i tetti malsicuri, una folla di cittadini uscì dalle case. Alcuni si rifugiarono negli orti vicini, altri, non trovando simile ospizio, sul colle di Materdomini, molti ramingavan per le campagne! Chi può dirne le mutue lacrime nel mestissimo incontro chi le parole quando il pianto ebbe sciolto in parte quel duolo, che tenea chiuse le vie della favella? Diroccò circa la sesta parte del paese, non poche case furono adeguate al suolo, e le più sode mostraron larghe fenditure. Undici Caposelesi furon pria sepolti che morti!
Alla notizia del disastro accorsero sul luogo i Reggitori della Provincia, e, scelta la pianura di S. Caterina a qualche distanza dal paese, vi fecero piantar case di legno e disporle a strade intermedie, in guisa di paesetto. E poiché il tremito della terra non cessava, e molti per non lasciar la casa restavano esposti a rischio, continuo, fecero decreto, e lo fecero pubblicare per bando, che i rimasti in casa pericolanti dovean uscirne al più presto. [versi].
Dopo il 9 aprile, seguitavan ogni giorno ed a brevi intervalli gli scuotimenti; ma l'8 maggio ne seguì uno sì violento che di poco non raggiunse l'impeto del primo; la terra divenne fallace al fuggente piede! Pel corso di sei mesi non passava un giorno che non sentivansi scosse. S'avvicinava il triste anniversario, e i cittadini che tuttora rimaneano in quelle tende e baracche, oh quante volte bagnavan gli occhi di lagrime in guardar le loro case cadute o cadenti! Ma presi da timore non osavan murare nuove abitazioni. Decorsi altri mesi, non misero più tempo in mezzo, né ebbero per grave ogni fatica e dispendio, qua per rialzare l'antica casa, là per fabbricarne una nuova. Il che vedendo gli altri si volsero non solo ad imitarli, ma a gareggiare nell'opera, sì che il nuovo caseggiato riuscì più solido e di migliore aspetto dell'antico. Tutti non vollero dipartirsi, come da luogo sacro, dalla cerchia, dall'ordine e dalla foggia delle pristine abitazioni; ma non incontrò lo stesso esito la chiesa parrocchiale.
Anche prima del tremuoto le sue mura erano sì spostate che si dovè diroccarle, serbando il pavimento per rispetto ai sepolcri e per una edicola laterale, che più tardi fu slargata ed intitolata a S. Maria delle Grazie. Per le quali cose il Garrucci dettò la iscrizione che segue : POPULUS CAPUTSILARENSIS/DILABENTES MUROS ECCLESIAE PAROCHIALIS/EXCIDIT/ET PAVIMENTO OB RELIGIONE SEPULCRORUM/SERVATO/IN EO AEDEM MARIAE DOMINAE GRATIARUM/RESTITUENDAM CURAVIT/ANNO MDCCCLVIII. Avvedutisi a tempo i Caposelesi che, per continuare l'impresa di rifabbricare il paese, e per condurla a buon termine, dovean pensare anzi ogni altro alla casa di Dio, scelsero all'uopo la chiesa degli Antoniani. La dilatarono di due navi, l'estesero in lunghezza annettendovi l'atrio che le si apriva innanzi, e vi aggiunser di lato una chiesetta, giovandosi dell'antico refettorio di quei frati.
Aggrandita così questa chiesa e menata a termine, fu addetta alla parrocchia, e tornò in onoranza come la primiera. Le quali cose fatte, i cittadini si disposero a lasciar le tende e le baracche , e a far ritorno al paese. Ed oh come fu dolce mirar i reduci dall'esilio imposto dalla sciagura, che rientravano nelle rinnovate abitazioni! Più dolci sensi induceano nell'animo le madri coi bambini al seno, che liete del ritorno, acceleravano il passo al tetto natale e ne rendeano a Dio quelle grazie che sapean maggiori.
Né andò guari che anche la mia famiglia lasciò l'ospizio di legno, che aveasi fatto costruire su la pianura del colle di Materdomini, e circondata da un drappello di giovanetti e donzelle discese la stradicciuola che costeggia le pendici di quel monte. Le care mura rinnovate, e le onde del Sele che più chiare brillavano intorno, parve che di fresca gioventù ravvivassero i reduci”.
 
 
Articolo di Michele Ceres, estratto da: http://www.corriereirpinia.it/default.php?id=8&art_id=5477
 

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Pasquale
Inviato il 14/05/2011 19.10.14
  John Rendfrey ha inserito nell'albero genealogico Nicola Benincasa 1736-1756: http://ars.altervista.org/PhpGedView/individual.php?pid=I4765&ged=caposele
Nicola Benincasa conobbe San Gerardo, con cui si fermava spesso a chiacchierare, come si desume da questo brano in Inglese:
 
From Edward Saint-Omer book St. Gerard Majella there was a young man, a consumptive named Nicholas Benincasa, was often in the Saint's company. One day when he was mently admiring his virtues, he said to himself, "This good Brother Gerard performs so many miracles for others, and he does not pray God to take from mee this lung trouble." He had scarcely formulated the complaint in his heart when the brother said to him" What are you saying there? You say I do not pray for you. Indeed I do. But God does not wish to cure you. My son, you are not for this world." The young man died shortly after and as the Saint's words signified, he went to a better world.
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Dal libro Edward Saint-Omer su San Gerardo Majella: c'era un giovane, malato di tisi, di nome Nicola Benincasa; egli era spesso in compagnia del Santo. Un giorno, mentre ne ammirava le virtu', si disse tra se e se, "Questo buon Fratello Gerardo fa tanti miracoli per gli altri, e non prega Dio di guarirmi questa malattia ai polmoni." Aveva appena formulato la lamentela nel suo cuore quando il Fratello gli disse "Cosa stai dicendo? Dici che non prego per te. Invece lo faccio. Ma Dio non vuole curarti. Figlio mio, tu non sei per questo mondo." Il giovane mori' poco tempo dopo e, come lasciavano intendere le parole del Santo, ando' in un mondo migliore.

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paco
Inviato il 09/04/2009 08.58.00
   
Ricordo agli interessati che il sito "Genealogia di Caposele" si trova all'indirizzo
 
http://ars.altervista.org/PhpGedView/index.php
 

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Pasquale C.
Inviato il 03/09/2008 21.46.03
  >> [...]
>>Salve Marcello Paz,
>chi ti scrive è Marilisa, Caposelese e penso anche parenti. Tante volte ho sentito parlare mia nonna materna di sua sorella Consilia la quale non ha mai visto più da quando è partita per l'America.
>Voglio sapere Consiglia Merola come sta? Quanti anni ha adesso?
>Aspetto vostre notizie.
>Marilisa
>

Ciao Marilisa,
ti ho inviato l'indirizzo email di Marcelo Paz, cosi' potrai contattarlo direttamente.
 
Pasquale
 

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marilisa
Inviato il 03/09/2008 18.35.41
 

>Ancora dall'Uruguay ci scrive Marcelo Paz, la cui madre e' di origini caposelesi (figlia di Antonio GONNELLA ROSANIA e Consiglia MEROLA GERVASIO): qualcuno sa fornirgli notizie utili?
>-------------------------------------------------------
>CIAO A TUTTI IO SONO URUGUAYO VIVO EN MONTEVIDEO, LA MIA FAMIGLIE MATERNA E ORIGINALE DE CAPOSELE AVELLINO ALLORA TUTTI NOI VIVIMOS ALL'URUGUAY. ME PIACCERIA MOLTO TENERE NOTIZIE DI IL RESTO DE LA FAMIGLIA QUE ESTA EN ITALIA. MI NONO SE CHIAMA ANTONIO GONNELLA ROSANIA Y LA MIA NONA E CONSIGLIA MEROLA GERVASIO, LEI VIVEN CONMIGO EN MONTEVIDEO. URUGUAY . SALUTTI FORTE PER TUTTI .

> MARCELO PAZ

>

Salve Marcello Paz,
chi ti scrive è Marilisa, Caposelese e penso anche parenti. Tante volte ho sentito parlare mia nonna materna di sua sorella Consilia la quale non ha mai visto più da quando è partita per l'America.
Voglio sapere Consiglia Merola come sta? Quanti anni ha adesso?
Aspetto vostre notizie.
Marilisa

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Pasquale C.
Inviato il 11/08/2008 20.11.44
   
 
Ancora dall'Uruguay ci scrive Marcelo Paz, la cui madre e' di origini caposelesi (figlia di Antonio GONNELLA ROSANIA e Consiglia MEROLA GERVASIO): qualcuno sa fornirgli notizie utili?
-------------------------------------------------------
CIAO A TUTTI IO SONO URUGUAYO VIVO EN MONTEVIDEO, LA MIA FAMIGLIE MATERNA E ORIGINALE DE CAPOSELE AVELLINO ALLORA TUTTI NOI VIVIMOS ALL'URUGUAY. ME PIACCERIA MOLTO TENERE NOTIZIE DI IL RESTO DE LA FAMIGLIA QUE ESTA EN ITALIA. MI NONO SE CHIAMA ANTONIO GONNELLA ROSANIA Y LA MIA NONA E CONSIGLIA MEROLA GERVASIO, LEI VIVEN CONMIGO EN MONTEVIDEO. URUGUAY . SALUTTI FORTE PER TUTTI .
 
MARCELO PAZ
 

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paco
Inviato il 16/06/2008 22.27.28
   
Dall'Uruguay ci scrive Sergio Cleffi, discendente di Salvatore Cleffi, tra i primi Caposelesi emigrati in quel paese verso la fine del 1800:
 
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mio Bis nono Salvatore Cleffi Niscivocia
A nato il 24 di diciembre da 1847 48
Il permesso di re dice 18 octobre 1887 aveva 35 anni ??
Soposato con Anna Corbi di Calabrito
In Uruguay
1º figio jerónimo muore
2º jerónimo una figlio lucinda
3º rosa Sposa Sr Pioli
4º Angela Sposa A. Maggi tre figli
5º Deolindo (muore 24 anni cancro)
6º Luis tre figli Washington, Walter e luis
7º Miguel Sposo Maria Alvigini 1 figlio Miguel (mio papa)
8º Carmela Sposa Amadeo Alvigini 1 figlio Jorge
 
 
o cominciato una pagina de cleffi in Uruguay podra vedere alguni parenti
manca tanto per fare
 
http://cleffi-cleffi.blogspot.com/2008/03/los-cleffi.html
 
il mio bis nono penso che a nato nel anno 1848 0 1850 il permiso di Re di
Italia dice 1887 e aveva 35 anni
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Vogliamo aiutarlo? Chiedete ai vostri nonni informazioni al riguardo, magari potremo avere informazioni utili alle sue ricerche genealogiche! Se avete info, scrivete su questo forum!
 

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Pasquale C.
Inviato il 24/11/2007 12.15.27
   
Su ArsWeb, nella sezione Genealogia caposelese, ci ha scritto Eduardo Alejo Ceres, parroco di un paese vicino Buenos Aires, in Argentina. E' di origini caposelesi, e vorrebbe entrare in contatto con i suoi parenti di Caposele. Qualcuno di voi ha elementi per aiutarlo? Ecco il suo messaggio:
 
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Mi chiamo Eduardo Alejo Ceres e sono Parroco di Chacabuco, provincia di BUENOS AIRES, Argentina; sono di origini italiane perché il mio bisnonno Generoso Ceres era nato a Caposele nel 1854. Generoso Ceres era figlio di Raffaele Ceres, e Mariantonia Sozio. Mi piacerebbe sapere se ho parenti a Caposele. Grazie per la risposta.
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Me LLamo Eduardo Alejo Ceres y soy Cura Parroco en Chacabuco,
Provincia de Bs As, Argentina y acabo de sacar mi ciudadanía italiana
ya que mi bisabueblo Generoso Ceres, nació en Caposele en 1854.
Generoso Ceres, era hijo de Rafaelle Ceres, y Maríantonia Sozio.
Quisiera saber si tengo familiares en Caposele. Gracias por
responder.
 

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