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Mal di milza, che fastidio.


Ne soffrono i giovani e i runner che hanno pochi chilometri nelle gambe. Un buon riscaldamento può essere d'aiuto e non serve aumentare il percorso più del 20%
Il mal di milza è il disturbo tipico del runner che ha nelle gambe pochissimi chilometri. Il principiante può condividere questo fastidioso dolore anche con i ragazzini che non si sono ancora del tutto sviluppati o con chi rientra in attività, come per esempio dopo un infortunio, dopo un lungo periodo di riposo. Così mentre il dolore dalla parte destra può colpire chiunque, giovane o meno, sportivo o sedentario, quello a sinistra è talmente classico in chi non ha una sufficiente preparazione da essere ritenuto patologico solo e unicamente quando si presenta in atleti allenati. La scienza non è ancora riuscita a individuare la causa specifica che lo innesca, quindi a oggi si possono fare solo delle ipotesi più o meno credibili.


LE CAUSE - Quella che va per la maggiore, seppure, come vedremo, è in gran parte contraddetta dalle più basilari nozioni di fisiologia sportiva, vuole che l’origine della fitta derivi da una sorta di spasmo della muscolatura liscia che riveste la parete della milza, al fine di immettere più globuli rossi in circolo, i derivati cellulari che si occupano del trasporto dell’ossigeno in tutto l’organismo. Come saprete, infatti, quest’organo, non solo distrugge insieme al fegato i globuli rossi vecchi (emolisi), riciclando in questo modo sempre sangue nuovo, ma è anche il più imponente ‘deposito di riserva’ dei nostri globuli ‘giovani’ che inserisce nel circolo sanguigno in casi di necessità, come per esempio può avvenire nelle emorragie, in intossicazioni varie, quando si sta soffocando, ma anche durante sforzi di tipo aerobico, come è per l’appunto la corsa, molto molto intensi. In tal modo può così soddisfare l’accresciuto fabbisogno di ossigeno dei muscoli. Ma, come abbiamo visto, non è questo il nostro caso, dal momento che questa fitta dolorosa colpisce i principianti che raramente raggiungono una situazione di ipossia (mancanza di ossigeno). E se fosse realmente così, perché la milza non dovrebbe darsi da fare, procurando lo stesso spasmo, anche con il corridore allenato che, semmai, lui sì, avrebbe bisogno in qualche momento di qualche globulo rosso in più? L’altra ipotesi, forse meno suggestiva, ma più veritiera, vedrebbe coinvolto il diaframma che, poco avvezzo a certi ritmi respiratori, si affaticherebbe procurando la fitta dolorosa.

CHE FARE? — Quale che sia la causa, se il male alla milza si verifica durante l’attività sportiva non bisogna allarmarsi. Si tratta, come abbiamo visto, di un sintomo praticamente fisiologico che via via diminuisce con lo stato di forma. Detto ciò, per evitarlo occorre dedicare al riscaldamento almeno una decina di minuti e respirare correttamente. Forzare gli atti respiratori, sia in espirazione che inspirazione, come fanno molti atleti alle prime armi, non porta alcun beneficio, anzi, non fa altro che peggiorare la situazione a causa della compressione dei polmoni contro milza e fegato. La respirazione deve essere assolutamente naturale. Allenatevi coerentemente con il vostro livello di forma e procedete in modo graduale. Non aumentate il percorso di seduta in seduta più del 20%. Esempio: se oggi avete corso per un chilometro, domani non dovrete percorrere più di milleduecento metri. Se nonostante queste precauzioni il dolore si presenta lo stesso, continuate pure a correre rallentando, sempre che lo spasmo sia accettabile, viceversa, camminate per qualche minuto, ma non fermatevi del tutto.

Mabel Bocchi
Gazzetta.it
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